Con l'approvazione all’unanimità del disegno di legge che introduce nel codice penale il reato autonomo di femminicidio, il Senato della Repubblica ha compiuto un passo storico e necessario.
Come Vite Senza Paura Onlus, esprimiamo profonda soddisfazione e grande apprezzamento per l’impegno istituzionale trasversale che ha portato a questo risultato, per noi di valore inestimabile.
Questa norma, che finalmente riconosce l’uccisione di una donna in quanto donna come un crimine distinto e aggravato, è anche frutto di un lungo percorso che ci ha visti parte attiva e propositiva. Sin dal periodo della pandemia, con il supporto di Lettera 150 e della Fondazione Artemisia, abbiamo lavorato per colmare un vuoto giuridico che ha continuato a costare vite.
Nel 2022 abbiamo formalmente presentato la nostra proposta al Senato, durante la XIX legislatura. Oggi, quella proposta è realtà.
Il nuovo art. 577-bis del codice penale sancisce con chiarezza che l’omicidio commesso per motivi di odio, controllo, vendetta o discriminazione nei confronti di una donna è femminicidio, punito con l’ergastolo. Questo passaggio non è solo giuridico, ma culturale: segna l’inizio di un cambiamento profondo nella coscienza collettiva e nella risposta dello Stato alla violenza di genere.
Abbiamo più volte denunciato – anche attraverso casi emblematici come quello di Elisa Pomarelli – quanto l’attuale normativa fosse insufficiente. L’aggravante non bastava: troppe volte non veniva riconosciuta perché la vittima non aveva con l’assassino una “relazione affettiva” nei termini previsti dalla legge.
Oggi, finalmente, l’omicidio di una donna non sarà più banalizzato né derubricato.
Ma questo traguardo non ci basta.
La legge prevede anche pene rafforzate per reati come stalking, maltrattamenti, revenge porn e violenza sessuale. Include nuove tutele processuali, l’obbligo di formazione per magistrati e operatori, e il riconoscimento della centralità della vittima nel procedimento penale.
Noi continueremo a vigilare e a proporre.
Il nostro progetto prevede:
- Educazione al rispetto sin dall’infanzia.
- Inserimento lavorativo delle vittime come categoria protetta.
- Presenza stabile di sportelli di assistenza psicologica e legale in ogni tribunale.
- Un fondo strutturale a sostegno delle donne che escono dalla violenza.
Questa è una battaglia di civiltà.
Abbiamo ancora molta strada da fare per estirpare la cultura patriarcale e le sue radici profonde, ma oggi abbiamo un’arma in più.
Chiediamo ora alla Camera dei Deputati di confermare con urgenza questo importante passo in avanti.
Perché ogni femminicidio non è solo una vita spezzata. È il fallimento di un sistema che non ha saputo proteggere.
E noi vogliamo, con forza, contribuire a costruirne uno che protegga. Sempre.
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